Il conflitto femoro-acetabolare

Che cos’è e come si tratta

Il conflitto femoro-acetabolare è un processo dinamico, pertanto una diagnosi accurata gioca un ruolo cruciale per mettere in atto le strategie più idonee a ridurne i sintomi e la progressione a osteoartrosi.

Con il termine “conflitto femoro-acetabolare” si definisce una condizione patologica che colpisce l’anca, ed è tipicamente caratterizzata da dolore conseguente a un impatto meccanico provocato da un’alterazione della morfologia dell’anca a livello della testa del femore (l’osso della coscia) o dell’acetabolo (la cavità a forma di coppa in cui la testa del femore trova alloggio).

In condizioni normali, la testa sferica del femore si articola con l’acetabolo senza alcun “conflitto”. In presenza di questa patologia, invece, le due ossa che formano l’articolazione dell’anca (denominata anche articolazione coxo-femorale) non si incastrano perfettamente e durante il movimento sfregano l’una contro l’altra, determinando con il tempo un danno a livello articolare.

È una problematica frequente anche nei giovani?

Il conflitto femoro-acetabolare è un problema comune soprattutto nelle persone giovani e attive.

Le lesioni al labbro acetabolare (un anello di tessuto fibro-cartilagineo, simile a quello dei menischi delle ginocchia) e l’usura della cartilagine conseguenti a questa condizione possono peraltro determinare col tempo l’insorgenza di artrosi e persino la necessità di ricorrere all’impianto di una protesi d’anca.

Addirittura, per l’impatto che il conflitto femoro-acetabolare ha sui pazienti giovani, negli Stati Uniti si stima che entro il 2030 si verificherà un aumento del tasso di impianti di protesi totale dell’anca fino a 4 milioni di interventi.

È dunque di cruciale importanza comprendere le cause della deformità e i sintomi correlati per

tentare di prevenire il processo patologico o alterarne la progressione.

Quali sono i sintomi del conflitto femoro-acetabolare?

Il sintomo principale è il dolore, spesso non ben localizzato (tra l’inguine e il gluteo), che inizialmente si manifesta solo in seguito a movimenti specifici (per esempio, quando si accavallano le gambe) o a sforzi durante l’attività fisica, ma via via diventa tanto fastidioso da comparire anche durante la deambulazione.

Altri sintomi sono:

  • limitazioni della funzionalità dell’anca
  • zoppia
  • rigidità dell’anca.

Come viene effettuata la diagnosi?

Una diagnosi accurata è fondamentale: se non trattato, infatti, il conflitto femoro-acetabolare può provocare danni alla cartilagine e l’insorgenza di osteoartrosi coxo-femorale; in caso di diagnosi tardiva può quindi rendersi necessario l’impianto di una protesi d’anca.

La diagnosi viene posta dallo specialista grazie a:

  • anamnesi del paziente, ossia la sua storia medica (traumi, patologie o interventi all’anca) e anamnesi famigliare 
  • esame clinico-fisico (positività a manovre specifiche effettuale dallo specialista)
  • valutazione radiografica (RX) dell’anca e del bacino, che consente l’identificazione delle alterazioni anatomiche (per esempio, perdita di sfericità della testa del femore) e la visualizzazione di eventuali lesioni a livello della cartilagine articolare.

 

In alcuni casi può essere utile il ricorso alla risonanza magnetica (RM), con o senza iniezione di mezzo di contrasto intra-articolare, che può fornire informazioni preziose sulla presenza di eventuali lesioni al labbro acetabolare o alla cartilagine e di cisti da impatto a livello del collo del femore.

Come viene gestita questa condizione?

La gestione del conflitto femoro-acetabolare si avvale sia di misure conservative, sia dell’approccio chirurgico.

Il trattamento iniziale di tipo conservativo prevede:

  • riposo
  • fisioterapia per rafforzare i muscoli che supportano l’anca e migliorare la mobilità dell’articolazione
  • terapia medica con antidolorifici e antinfiammatori non steroidei
  • infiltrazioni di acido ialuronico
  • iniezioni intra-articolari di corticosteroidi.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

In caso di fallimento dell’approccio conservativo e quando il dolore influenza pesantemente la qualità di vita, si rende necessario il ricorso a un intervento chirurgico, finalizzato alla correzione delle anomalie anatomiche responsabili del conflitto e alla riparazione di eventuali danni ai tessuti molli.

Dal momento che il conflitto femoro-acetabolare è considerato un fattore di rischio per lo sviluppo di osteoartrosi coxo-femorale in quanto può provocare lesioni dei tessuti molli e della cartilagine dell’anca, obiettivo della correzione chirurgica è anche bloccare la degenerazione dell’articolazione coxo-femorale e prevenire l’osteoartrosi dell’anca.

Il tipo di intervento chirurgico necessario dipende dal problema che causa il conflitto e dall’entità del danno articolare, ossia dei danni a livello cartilagineo.

Spesso può essere eseguito mediante artroscopia, una tecnica mini-invasiva che prevede piccole incisioni e l’impiego di strumenti sottili: grazie all’ausilio di una piccola telecamera (l’artroscopio) il chirurgo può visualizzare l’interno dell’anca, correggere il conflitto femoro-acetabolare e riparare o ripulire eventuali danni al labbro acetabolare e alla cartilagine articolare.

Alcuni casi gravi possono richiedere un intervento chirurgico in aperto con un’incisione più ampia.

    

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