Le patologie del retropiede: artrosi di caviglia

Risultati e nuove frontiere

Nell’artrosi di caviglia, l’impianto protesico consente di eliminare il dolore, conservando la capacità di movimento articolare grazie a protesi in grado di garantire un movimento naturale.

na delle condizioni patologiche più frequenti del retropiede è rappresentata dall’artrosi della caviglia che, seppure si presenti con una frequenza inferiore rispetto all’anca o al ginocchio, causa danno funzionale e riduzione della qualità di vita.

Il processo artrosico, caratterizzato dall’alterazione degenerativa della cartilagine articolare, è perlopiù secondario ad altre condizioni, quali:

  • traumi all’articolazione o in prossimità di essa (fratture malleolari o dell’astragalo)
  • instabilità della caviglia da lesioni dei legamenti
  • patologie infiammatorie croniche (malattie reumatiche, artrite psoriasica)

Quali sono i sintomi dell’artrosi di caviglia?

I sintomi più comuni sono:

  • dolore da carico (a camminare e a correre)
  • rigidità articolare, specie al mattino
  • zoppia.

Con la progressione della patologia, l’artrosi della caviglia può determinare limitazioni nelle attività quotidiane, con un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita.

Come viene trattata?

Nelle fasi iniziali dell’artrosi l’approccio di tipo conservativo è efficace nel ridurre il dolore e conservare il movimento articolare. A tal fine ci si può avvalere di: 

  • terapia medica con farmaci antinfiammatori, analgesici, condroprotettori 
  • infiltrazioni eco-guidate di corticosteroidi e/o acido ialuronico
  • medicina rigenerativa
  • terapie fisiche (magnetoterapia, tecarterapia).

Nei pazienti con patologia artrosica in fase avanzata e in caso di fallimento delle misure conservative, si rende necessario il ricorso al trattamento chirurgico mediante artrodesi o artroprotesi totale di caviglia. Quest’ultima rappresenta allo stato attuale l’opzione più efficace per ridurre il dolore mantenendo la capacità di movimento della caviglia.

Che cos’è l’artrodesi?

Il termine artrodesi indica una tecnica chirurgica che prevede la fusione dell’articolazione, con la conseguente perdita della capacità di movimento della caviglia, che viene bloccata a 90°. 

Questo “sacrificio” ha un impatto anche su altre articolazioni, in quanto maggiormente sollecitate, e quindi a rischio più elevato di degenerazione osteoartrosica.

L’artrodesi è stata considerata il trattamento chirurgico standard per i pazienti con osteoartrosi alla caviglia in stadio avanzato fino a quando furono descritte le prime procedure di artroprotesi, negli anni Settanta. Attualmente viene utilizzata in casi specifici in cui il successo di un intervento di protesi non sarebbe garantito (per esempio in caso di scarsa qualità ossea o esiti di gravi patologie neurologiche), ma a causa della limitazione del movimento articolare, l’efficienza dell’andatura dei soggetti sottoposti a questa procedura è ridotta. 

Dopo artrodesi vengono descritte infatti difficoltà a camminare su terreni irregolari, a salire o scendere le scale, nonché a indossare alcuni tipi di calzature, come gli stivali.

In cosa consiste l’artroprotesi di caviglia?

L’intervento di artroprotesi prevede la sostituzione dell’articolazione con l’impianto di una 

protesi artificiale in grado di garantire un movimento naturale alla caviglia.

Se è vero che le prime protesi (negli anni 70) fornivano risultati clinici non pienamente soddisfacenti, i progressi tecnologici nel campo dell’artroplastica hanno consentito di progettare e realizzare protesi a tre componenti con un design quanto più vicino all’anatomia naturale della caviglia, migliorando enormemente i risultati clinici.

L’impianto di una protesi di caviglia, a differenza dell’artrodesi, consente infatti di preservare il movimento articolare.

L’intervento dura circa 3 ore e prevede una degenza ospedaliera di 4-5 giorni. Dopo circa 2 settimane di immobilizzazione della caviglia tramite tutore, è previsto un programma di recupero fisioterapico, essenziale per una ripresa ottimale della funzionalità articolare.

La durata dell’impianto protesico è variabile in relazione all’età e al peso corporeo del soggetto operato, nonché alle attività a cui è sottoposta la protesi, ma nella quasi totalità dei casi è mediamente di circa 10 anni. 

Artrodesi o artroprotesi?

Ormai, in centri all’avanguardia, il dubbio sulla scelta dell’opzione chirurgica è superato. Laddove siano rispettate le indicazioni e vi siano le condizioni ottimali, la protesi è da preferire all’artrodesi. Anche l’età non costituisce più un limite: infatti in passato si consigliava la protesi solo a soggetti dai 60 anni in su, per favorire, con le minori richieste funzionali, una più lunga durata della protesi stessa, ma oggi l’età si è abbassata di molto tant’è che anche nei ventenni con caviglie degenerate post traumatiche si possono applicare senza problemi.  

Un altro fattore che va tenuto in considerazione è la presenza di alterazioni degenerative in altre articolazioni (l’altra caviglia, il ginocchio, l’anca): in questi soggetti l’artrodesi della caviglia, determinando lo spostamento di carichi anomali sulle articolazioni vicine, determinerebbe un’accelerazione dei processi degenerativi.

E per ultimo, certamente non in ordine d’importanza, è da preferire in quei pazienti già portatori di protesi d’anca o di ginocchio, in cui un’artrodesi di caviglia determinerebbe un sovraccarico dell’articolazione protesizzata con conseguenze gravi sulla durata della stessa.

A proposito di confronto tra artrodesi e artroplastica, uno studio prospettico pubblicato sulla rivista americana “The journal of bone and joint surgery” da Norvel e colleghi nel 2019, ha confrontato gli esiti del trattamento chirurgico dell’artrosi della caviglia con le due procedure in oltre 500 pazienti. A 24 mesi dall’intervento entrambe le metodiche sono risultate efficaci, senza differenze significative in termini di tassi di chirurgia di revisione e di complicanze, tuttavia il miglioramento in numerosi outcome riportati dai pazienti era maggiore dopo artroprotesi rispetto all’artrodesi.

I principali vantaggi dell’impianto protesico rispetto all’artrodesi sono:

  • il mantenimento della capacità di movimento della caviglia 
  • il ridotto rischio di sviluppo di artrosi delle articolazioni adiacenti.

In definitiva, nei casi in cui vi sia una perfetta qualità ossea e l’apparato legamentoso sia integro, attualmente la strategia chirurgica di scelta per il trattamento dell’artrosi di caviglia è rappresentata dall’artroprotesi.

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