Epitrocleite del gomito

Cosa si deve sapere

  • COS’È?
    L’epitrocleite del gomito è una patologia flogistico degenerativa ad andamento cronico che interessa l’inserzione al gomito dei muscoli flessori e supinatori dell’avambraccio. Detta anche gomito del golfista, riguarda soprattutto giovani uomini che svolgono attività lavorativa o sportiva che richiedono dei movimenti ripetuti di flessione e supinazione del polso.
    Rappresenta l’omologo dell’epicondilite che però riguarda i muscoli estensori e pronatori dell’avambaraccio.

  • QUALI SONO I SINTOMI?

    L’epitrocleite si caratterizza per il dolore localizzato ed evocato dalla pressione in corrispondenza della faccia interna del gomito a livello dell’epitroclea.

    Il dolore viene esacerbato dai test contro resistenza in flessione e supinazione del polso e può essere presente anche a riposo nelle forme più avanzate. A livello clinico è importante escludere l’associazione con una neuropatia del nervo ulnare; in tal caso si assoceranno alterazioni della sensibilità periferica alla mano (parestesie) in territorio del nervo ulnare, cioè a livello del quinto dito e dell’emisoma interno del quarto.

    Dell’epitrocleite conosciamo 3 forme:

  1. Ia (senza segni di interessamento del nervo ulnare)
  2. Ib (associata a minimi segni di neuropatia ulnare)
  3. II (associata a marcati segni di neuropatia ulnare)

  • COME SI DIAGNOSTICA?
    Il dolore evocato dalla digitopressione in sede epitrocleare è tipico di questa patologia; il dolore aumenta eseguendo i test contro resistenza.
    E’ importante ricercare un eventuale segno di Tinel in corrispondenza del decorso del nervo ulnare al gomito, cioe’ la sensazione di scossa elettrica in territorio del nervo ulnare della mano in seguito alla percussione del nervo ulnare al gomito.
    L’esame ecografico evidenzia un quadro di ispessimento inserzionale ed infiammatorio dei muscoli epitrocleari e permette di confermare la diagnosi clinica.
    L’esame radiografico è indicato per i pazienti ad attività lavorativa molto usurante per escludere quadri artrosici associati.
    In presenza di una forma di epitrocleite di tipo II è utile associare all’esame clinico anche l’esame elettromiografico per lo studio del nervo ulnare.

  • QUALI SONO I TRATTAMENTI?
    Come accade per l’epicondilite, anche l’epitrocleite si giova poco della terapia farmacologica per via orale mediante somministrazione di FANS. Molto utile per la risoluzione della sintomatologia è l’esecuzione di un ciclo infiltrativo.
    E’ consigliato eseguire 2-3 infiltrazioni locali sub fasciali a livello dell’epitroclea con cortisonico associate, in caso di condropatia, ad 1-2 infiltrazioni ecoguidate intra-articolari con acido ialuronico, da eseguirsi a distanza di 7-10 giorni tra loro.
    Può essere utile associare trattamento fisioterapico di stretching e detensione muscolare durante il periodo del trattamento infiltrativo. In caso di cronicizzazione della sintomatologia è possibile associare onde d’urto, Laser Yag terapia e terapia manipolativa.

  • QUANDO È NECESSARIO L’INTERVENTO?

    Il trattamento chirurgico si riserva alle forme di tipo I che non rispondono alle terapia conservativa o recidivano ed è consigliato in prima istanza nelle forme di tipo II; in tal caso è da associare sempre la neurolisi del nervo ulnare con sezione del legamento epitrocleo-ulnare.

    L’intervento si esegue in regime di day surgery e mediante anestesia loco-regionale del plesso brachiale. Si esegue una pulizia chirurgica dell’inserzione dei tendini epitrocleari al gomito avendo particolare cura del tendine congiunto mediale. 

    Il paziente viene lasciato libero di muovere il gomito già in prima giornata post operatoria senza necessità di tutori o immobilizzazioni. Con l’ausilio di un’adeguata fisioterapia si può tornare alle normali attività quotidiane in circa un mese.

  • QUALI POSSONO ESSERE LE COMPLICANZE?

    Le complicanze post infiltrative si verificano raramente in seguito ad infiltrazioni di cortisonico e sono legate a comparsa di discromia-sbiancamento cutaneo e/o atrofia del grasso sottocutaneo.

    Le complicanze chirurgiche sono rare: circa il 90% dei pazienti ottiene completa risoluzione della sintomatologia.